IL PROGETTO




Il progetto RSVP nasce dalla volontà di riscoprire il volto ‘familiare’ dell’arte contemporanea: le opere, già realizzate o site specific, abbandonano gli spazi ad esse usualmente preposti e vanno piuttosto ad ‘abitare’ un ambiente domestico e privato. Durante tre diversi appuntamenti – che si susseguiranno da aprile a dicembre 2013 – artisti di fama nazionale e internazionale interverranno, con modalità diverse e distinte, all’interno di appartamenti privati, ubicati nel centro storico della città di Siena e, per l’occasione, aperti al pubblico. Il rapporto delle opere d’arte con gli spazi espositivi ‘canonici’ costituisce – come spesso accade all’uomo nei confronti della propria casa – l’ambiente precipuo nel quale l’opera esiste e con cui si confronta. Rapporto che spesso è mediato dall’intervento del curatore che elabori un’idea alla base dell’allestimento, dell’esposizione e della fruizione. In questo percorso l’opera risulta tanto più estranea quanto più ci si allontana dal tempo e dalla causa per cui fu creata in origine, e strumentalizzata, talvolta, da letture capziose o ideologiche.
Il significato simbolico di questo progetto si concretizza, dunque, nell’offrire un alloggio, seppur temporaneo, all’opera, inserita nella cornice domestica e in dialogo con altri oggetti che già caratterizzano quello spazio abitativo.

L’iniziativa vuole suggerire una riflessione trasversale sul concetto di contenitore, laddove spazio espositivo e architettura vissuta si compenetrano attraverso l’arte che s’insinua silenziosamente in una dimensione privata, cercando analogie e sinestesie con un luogo vissuto quotidianamente al quale, in quest’occasione, l’opera stessa richiede accoglienza. Una tale indagine conduce inoltre a riconsiderare la fruizione dell’opera d’arte che si presenta così decontestualizzata dal suo habitat naturale (museo, galleria o spazi dedicati) e, dunque, in assenza di quella distanza che normalmente caratterizza questi luoghi consueti, creando una sorta di soglia. Un contenitore nuovo per opere non propriamente contenute in uno spazio che le racchiude, ma che piuttosto lo identificano come ambiente vissuto.
L’opera diventa esperienza di vita, racconto che nasce dal dialogo tra l’artista e il proprietario dell’abitazione – e tra l’artista e l’abitazione stessa – per un diverso episodio della sua esistenza. 

Un confronto tra sensibilità distinte, perché eterogenee, che concorrerà dunque alla realizzazione di un momento espositivo ‘altro’, in cui, di concerto, si svilupperà un’idea nuova intorno alla personalità dell’opera e alla dimensione dell’abitare. Gli artisti selezionati per questi interventi – molti dei quali già noti al panorama nazionale e internazionale – installeranno una o più opere cariche di un proprio passato, talvolta anche museale, all’interno di uno spazio privato già fortemente caratterizzato, per cercare continuità o distacco, armonia o solitudine con un ambiente intimo e tanto più lontano da quello originario; oppure il singolo artista potrà decidere di declinare un progetto site specific, pensato appositamente per quello spazio, interpretando tutte le tracce dell’abitare.

Il periodo che stiamo vivendo non permette di immaginare esposizioni faraoniche e costringe, invece, a una nuova valutazione sul sistema che associa l’arte con istituti pubblici e privati. Un’accorta politica “protezionista” potrebbe, in virtù del suo legame con il territorio, creare un circuito localizzato che si sostiene della passione dei suoi abitanti, ma non per questo provinciale.
Proprio in una città come Siena, che ha fatto del proprio essere locale la propria principale ispirazione, il sostegno di soggetti diversi può innescare il circolo virtuoso che alimenta il circuito dell’arte e il prestigio della città e dei suoi sostenitori.

D'altro canto Siena – che in passato è stata spesso innegabilmente diffidente nei confronti dell'arte contemporanea – ha oggi bisogno di poter fare affidamento su ogni contributo, ogni spunto creativo, ogni tipo d'eccellenza che i suoi cittadini o sostenitori vogliano mettere a disposizione. Questo ci induce a sostenere una rete di collaborazione tra le varie realtà, pubbliche e private, oltre ad una maggiore circolazione delle idee. Oggi, se da una parte le istituzioni faticano a garantire spazi e centri propulsivi in materia di arti visive, dall'altra parte è forte la spinta "dal basso" che arriva da privati, gallerie o altre realtà associazionistiche che stanno nascendo sul territorio o che già lavorano in questa direzione.

Il progetto RSVP vuole costruire un ponte fra la dimensione reverenziale dell’arte e una sana e ingenua curiosità che si materializza nello spazio domestico. L’opera, seppur resa in un certo senso più umana e terrena, non viene spogliata dall’aura di cui solitamente è rivestita. L’invito alla partecipazione assume, in questo modo, la valenza dell’incontro, dell’incrociarsi delle esistenze. Il progetto RSVP offre un modo diverso di accesso all’arte – opere a domicilio – e si struttura sul contributo delle diverse professionalità che hanno elaborato l’idea.

Il progetto RSVP si basa su un recupero di familiarità tra il pubblico e l’opera d’arte attraverso la messa in gioco dell’opera stessa all’interno di spazi non convenzionali. In questo senso, la prima edizione si confronta con il tema della casa come espressione massima di intimità e consuetudine dell’uomo rispetto allo spazio. Lo sviluppo del progetto prevede tuttavia un ampliamento progressivo del proprio raggio di azione, da immaginarsi quasi come una serie di cerchi concentrici ad allargarsi su una realtà via via sempre più complessa ma in direzione opposta rispetto al percorso canonico dell’arte. Infatti, dopo l’abitazione privata nel centro storico, OpenHouse, inteso più genericamente come ‘sede aperta al pubblico’ e tesa ad ospitare non solo le opere ma anche un nuovo sguardo sul contemporaneo, vorrebbe affrontare spazi nuovi e diversi.
Una linea che potrebbe proseguire non solo uscendo dalle abitazioni ma anche dalla città per affacciarsi sul panorama più inedito e complesso della periferia e del territorio.

L’arte potrebbe soprattutto oltrepassare la soglia domestica (il luogo del riposo e dell’intimità) e misurarsi in ambiti più articolati, per ritornare, infine, al suo ambito più ricorrente.
  • i  luoghi del dovere (uffici, industrie): la sede lavorativa è normalmente quella in cui ognuno di noi trascorre la maggior parte della sua giornata e della sua esistenza, similmente alla casa. Non tutti certo percepiscono la propria sede lavorativa con familiarità e confidenza, talvolta, piuttosto, è il luogo della fatica, della negazione, del dovere. In un periodo così critico, le economie locali sono chiamate a uno sforzo di sinergia e di autorivalutazione per cui l’arte, inserendosi in questi spazi – magari in fabbriche tuttora in uso o dismesse, magari con una partecipazione diretta del personale tuttora impiegato o in mobilità) – può creare una nuova chiave di lettura della dimensione lavorativa.
  • i luoghi del piacere (i bar, i ristoranti, i teatri, i cinema, gli stadi e i palazzetti sportivi): lo spazio del tempo libero è fortemente connotato da una dimensione più leggera, giocosa, è quello in cui le preoccupazioni personali lasciano il posto al relax, e in cui si è più predisposti a recepire gli stimoli esterni: tuttavia in queste sedi l’opera d’arte crea un’ulteriore messa in discussione, e la sua fruizione, decisamente collettiva ma data dalla somma di esperienze individuali, può diventare particolarmente anomala e portatrice di nuovi significati.
  • i luoghi della comunità (la piazza, il parco, le strade): l’arte si inizia ad avvicinare ai contesti ai quali è più vicina, soprattutto agli spazi urbani che vengono costantemente, ripetutamente e simultaneamente attraversati da molte persone. Sono i luoghi in cui l’arte contemporanea è più discussa, quelli che obbligano a una presa di posizione, e che vanno a caratterizzare più profondamente il contesto che percepiamo come città e che ci vede nuovamente abitanti ma in rapporto agli altri, all’architettura, all’urbanistica, e in cui anche il senso di appartenenza trova le più varie sfumature.
  • i luoghi della memoria (i monumenti, i cimiteri): si tratta di spazi che portano con sé storie riconosciute dalla collettività o declinate sulle emozioni di un singolo individuo, nei quali il nostro approccio è fortemente legato al concetto del ricordo e del passato: l’opera d’arte ci costringe a una presa di coscienza di un presente complesso e stratificato, a un confronto con modelli preesistenti in cui un dialogo generazionale e storico può costituire il punto di partenza per una percezione e conoscenza.
  • i luoghi del sapere (le scuole, l’università, il museo): gli spazi normalmente deputati all’educazione mantengono di solito una qualche distanza dall’arte, percepite come un prodotto, un fine ma non uno strumento di quel percorso culturale. Spostare il focus e obbligare a un confronto immediato con l’oggetto può essere dunque, nel caso delle sedi scolastiche e universitarie, particolarmente interessante. Infine l’opera d’arte ritorna al museo, alla galleria, alla sede convenzionale: in un rapporto però nuovo rispetto al contenitore, che potrebbe essere un museo di arte antica, di archeologia, di antropologia o scienza, nei quali l’installazione contemporanea si pone con esiti di rottura o continuità.